
Voglio iniziare questo nuovo anno con un "argomento" a me caro e sul quale non si spenderanno mai abbastanza parole: il Kamae.
In tutte le discipline Budo e non, il fatto di assumere un "buon Kamae" è fondamentale per la riuscita vittoriosa del combattimento; sia che questo abbia luogo, sia che invece non ci sia scontro.
Senza scendere troppo nel filosofico dato che numerosi scritti sull'argomento sono facilmente reperibili, vorrei raccontare la mia personale esperienza e come sono arrivato alla presa di coscenza di dover avere un buon Kamae.
Intanto è bene chiarire cosa si intenda per "buon Kamae"; si potrebbe dire che assumendo una postura impenetrabile e coperta lo si esegua; oppure aver uno stato d'animo attento ed aperto sia importante, io dico che entrambe le cose e altro ancora fanno di un combattente "normale", un guerriero "attivo e vincente".
All'inizio per me lo stare in guardia era soltanto un atteggiamento fisico quasi automatico che precedeva un'azione, nulla più.
Sentivo in continuazione frasi come:"..cerca di sentirti il Kamae, il TUO Kamae..", mah, continuavo a non capire.
Il "cambio di visione" lo ebbi quando dal Kendo ritornai a praticare a mano nuda; mentre nel kendo esistono limitate posizioni di guardia, senza armi queste posizioni sono tantissime; una di queste prende il nome di "Mukamae no Gamae"...."Guardia non guardia, Guardia senza ostentazione", apparentemente non si sta tenendo nessuna guardia, in realtà si è perfettamente vigili e pronti; ma cosa differenziava dunque una normale postura da passeggio e di attesa da una posizione di guardia ben codificata??
L'atteggiamento mentale!
Il Ki!
Trasportando questo nel kendo mi sono reso conto che quella posizione sempre uguale, quel solito chudan kamae iniziava a predere vita e ad adattarsi a me; perchè come ripeto sempre è l'Arte che si adatta all'uomo che la pratica e non viceversa (questa è la bellezza e la forza delle nostre discipline).
Se quando ci si mette in guardia il nostro pensiero scorre dalla punta dei piedi fino all'ultimo capello quasi ad eseguire un check delle nostre funzioni allora si è sulla buona via per eseguire un buon Kamae.
Dal momento che ci si alza dal Sonkyo, la nostra posizione dovrà essere assolutamente rilassata, chiusa, sincera ed attenta; non importa quanti men poi prenderemo, la mente nella prima fase (quella di presa di coscienza), dovrà essere concentrata e libera, attenta sul nostro corpo; senza dimenticare il controllo della respirazione (di questo ho già iniziato a parlare e riprenderò), solo allora, quando tutte le nostre singole cellule risponderanno appieno al nostro volere, solo allora dicevo, avremo fatto un "buon Kamae" e tutto sembrerà più "facile" e "divertente".
Come ripeto però bisogna staccarsi dall'idea di cercare di non subire attacchi, soprattutto attacchi andati a segno (questo lo dicono sempre tutti i Maestri), ma concentrarsi sul "proprio Kendo", sul fare il "proprio Kendo", dato che ogni persona lo intende in maniera diversa e se lo adatta per il discorso che facevo prima.
Cerchiamo di vivere il nostro Budo e non sempre subirlo, cerchiamo di migliorarci nei piccoli dettagli come ad esempio eseguendo bene il Kamae (che è fondamentale!!) e se posso consigliare i più giovani e inesperti: GUARDATE sempre i più anziani, cercate di rubare (come dice il M° Goldoni) il più possibile da loro, posizioni, kensei, attegiamenti e poi sperimentateli su di voi, alcuni non si adatteranno minimamente e saranno molti; altri invece si, e quelli sarà giusto tenerli.
Queste sono le mie personali impressioni su questo delicato argomento; mi piacerebbe che mi diceste come sentite la vostra guardia, cosa funziona e cosa no.
Partendo da queste basi si sviluppa una buona pratica che potrà far parte di voi per tutta la vita e non rimanere un episodio della giovinezza.
Grande Ki!!!