martedì 9 ottobre 2012
La concezione Budô e una piacevole scoperta
Molte volte mi sono chiesto cosa sia in effetti quella che io amo definire "concezione Budô", un termine nato tanti anni fa quando poco più che bambino mi venivano impartiti i primi insegnamenti nella Arti Marziali.
La risposta non è semplice, può avere molte sfaccettature; mentre diverso tempo fa il significato era uno, assoluto, il solo; ora, con l'avanzare dell'età e della pratica ha assunto connotazione più ampia e profonda.
Quello di cui sto parlando è una totale disponibilità materiale e spirituale alla modestia e umiltà nell'apprendere; il fatto di rimettersi in gioco tutte le volte che si sale sul tatami, qualunque sia, quello del proprio Dôjô o quello di altri.
E' quello che mi sta sucedendo da qualche anno a questa parte, da quando cioè ho lasciato che il Budô, dopo avere tanto a lungo bussato alla mia porta, entrasse a far parte della mia vita in maniera totale e totalizzante, da quando cioè da semplice "utente" sono passato allo studio e all'insegnamento.
Penso semplicemente che per vivere il Budô interamente e integralmente non basti la sola preparazione tecnica ma si debba ricevere quasi una "vocazione", il dedicarsi cioè senza riserve e timori.
Per quando mi riguarda dopo tanti anni e tante esperienze ho deciso volontariamente di andare a cercare e scavare più a fondo in me stesso e negli altri; un pò (modestamente parlando) il mio personale Musha Shugyô.
A questo proposito mi preme raccontare di un incontro con una persona a mio avviso degna di nota e che incarna in buona parte quella che amo definire "Concezione Budô"; Sensei Carniel.
Dopo averne tanto sentito parlare finalmente ho iniziato a prendere parte ad alcuni dei suoi seminari.
Persona disponibilissima, di rara modestia, grande cultura e aneddotica (cosa che accresce moltissimo quanto una lezione pratica).
Trovare nell'ambiente qualcuno che con molto semplicità e trasparenza si metta a tua disposizione al di la di sigle, immagini, dederazioni ecc mi ha fatto un pò tornare bambino quando nel nostro vecchio Dôjô l'imperativo era studiare e studiare, senza curarci da dove o quali passati potessere avere gli allievi.
Sul tatami tutti si prodigano per aiutare tutti, con grande serietà e marzialità.
L'avere scoperto questa bella realtà (senza dimenticare il Sensei Granati e tutti i suoi ragazzi) mi fa tirare un sospiro di sollievo, mi fa ricredere in quella meravigliosa realtà che si chiama Budô, nel Jita Kyoei, una piccola frase ma così enormemente dimenticata, tutti troppo presi dal "giusto" delle proprie pratiche al di la delle quali niente esiste.
Io dal canto mio continuo a studiare.
Grande Ki!!!
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3 commenti:
Stavo per commentare largamente questo post ma poi ho deciso di annullare il mio commento ,ho creduto che non meritasse l'attenzione di una persona come il nostro sensei che dedica l'anima alla pratica.Scusatemi.
Caro Luca, commenta senza problemi, le tua parole sono sempre ben gradite anche perchè sei forse tra i pochissimi a leggermi (spesso a giusta ragione):)
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